Percorsi e trascorsi


Dialogo fra un Cybernauta e il Webmaster con brani di intervista a Giovanni Damiani scrittore:



Cybernauta: Uno scrittore... Uno dei tanti? Ce n’è  troppi ormai in giro, no?

Webmaster: Già! In ogni caso al link i libri puoi vedere se scrive qualcosa che merita la tua preziosa attenzione…

Cybernauta: Prima vorrei sapere da dove viene, perché scrive e cos’ha da dire!

Webmaster: E’ la domanda naturale quando si incontra qualcuno che ha l’arroganza di definirsi scrittore! Io gliel’ho fatta e lui ha risposto come segue:


GD:“Il primo romanzo l'ho a quattordici anni. L’ho mandato a un premio letterario e un editore intendeva pubblicarlo, ma i miei tutori lo hanno scoperto e distrutto. Proprio distrutto, bruciato, fatto scomparire. Per cancellare tutte le cose “terribili” che un adolescente pensa e gli adulti trovano mostruose. E lo sdegno con cui lo facevano!

Una storia diversa quella del primo racconto scritto a cinque anni.

Mio padre, giornalista ed editore, lo aveva fatto stampare in una bella plaquette con bei caratteri bodoni su una bella carta bianca. E adesso lo leggeva agli amici scrittori e giornalisti, un dopopranzo.

Un mix del Soldatino di piombo - quello per cui il metallo non era stato sufficiente e la statuina era uscita dalla fusione senza una gamba - e di non so quale altra fiaba di Johann Christian Andersen su un soldato che tornava dalla guerra...

E poi, splendida ironia della sorte, dieci anni più tardi un incidente mi maciulla una gamba rendendomi impossibile continuare l’attività sportiva a livello competitivo, nuoto e atletica, per cui ero selezionato preolimpionico.

Per questo ho cominciato a scrivere. Per lavorare da seduto.

Ma per tornare a quando ho quattordici anni e i parenti bruciano il mio romanzo, naturalmente lo fanno con buone intenzioni.

Vogliono solo indirizzarmi, senza distrazioni, a una solida carriera di avvocato.

O così o così!

Per cui non resta che ubbidire finché non riesco a liberarmi del tutorame parentale.

Scrivo sceneggiature, fiabe, cabaret, pubblicità, radio, canzoni. Qualsiasi cosa, per vivere.

Finché, un bel po’ dopo di tempo dopo, mollo tutto, mi trovo una casa al mare e lì continuo a scrivere quello che mi interessa.

Sto lì e scrivo e posso nuotare, andare in barca, tenere in esercizio la gamba matta camminando nel bosco, andare a letto presto dopo le ore serali  davanti al camino a leggere. 

È nel 1993 che pubblico il primo libro "Chi ha paura di Sigmund Freud?"

E da allora continuo. Almeno fino ad oggi.


Webmaster: Ma prima altre essenziali notizie bio:

a 6 anni viene mandato in un umido collegio in Brianza. Ne evade più volte ma ce lo riportano. Di collegio in collegio, compie gli studi classici fra il ginnasio Verri di Lodi e il liceo Berchet di Milano. Dal 1957 al 1961 quelli di Giurisprudenza all’Università Statale.

Nel ’60 e ‘61, a Parigi si mantiene con lavori saltuari e frequenta la scuola teatrale Michel Simon e l’ambiente culturale e artistico.

Nel ‘62/’63/’64, è regista di teatro di Palazzo Durini, con testi di Pinter, “Il calapranzi”;  Albee, “Zoo story”; Gide, “Edipo re”; Dursi, ”Fantasmi in cantina”; Genet, “Les bonnes”; Hemingway, “Il leopardo nella neve” (dai 49 racconti); Richardson, “Risate sul patibolo”; De Ghelderode, “Escurial”...

Dal ‘63 al ‘66, scrive testi per advertising, tv, teatro, cabaret, pupazzi tv, canzoni, romanzi a puntate su riviste popolari.


Nel decennio ‘64/’75 è sceneggiatore e quindi regista per General Film, Gamma film, Fotogramma, Studio Testa / Arno Film, AGD, Officina Film..... (clicca per visionare i film pubblicitari)


Di nuovo in teatro anche con opere liriche: nel ‘65 Retablo di Mastro Pedro di Emmanuel De Falla, nel ‘73 Traviata di Giuseppe Verdi…


Ma mi arriva adesso un suo biglietto.

Lo trascrivo:


"Tutto comincia nella biblioteca di mio padre, critico teatrale. Muovo le marionette che mi ha regalato e leggo i suoi libri. Appena posso vado a teatro invece di studiare, e mi iscrivo a una scuola di recitazione. Per pagarmi gli studi faccio la comparsa in televisione e nei film che si girano a Milano: “La notte” di Antonioni, “Rocco e i suoi fratelli” di Visconti, altri. Intanto scrivo sceneggiature per fotoromanzi, Bolero film e Grand Hotel, ci “recito” anche come figurante e protagonista: sono soldi che permettono di tirare avanti.

Nel ‘62 mi offrono nello stesso momento di essere protagonista di un film e di fare la mia prima regia teatrale. Scelgo la regia. Lavoro in un teatro d’avanguardia, Palazzo Durini, sovvenzionato da ricchi mecenati milanesi che produce testi che i teatri stabili si guardano bene dal mettere in scena. Pubblico  sofisticatissimo, ma raro. Sono gli anni di Mc Luan e dell’avvento dei massmedia: televisione, pubblicità, fotoromanzi. Così studio e faccio “quella roba”. Per misurarmi con il gusto delle “masse” e i meccanismi della vendita

Scrivo sceneggiature e le 'giro' per otto anni.

Guadagno soldi mentre il teatro si fa sempre più politico in una direzione ben precisa escludendo storie che non siano didattiche politico sociali. Respinti gli autori contemporanei, si chiude su Brecht, i pre e post Brechtiani, interpretazione brechtiana di testi non brechtiani.

Il famoso regista demiurgo ha il suo avvento con emarginazione e morte di ogni altra drammaturgia. A latere il teatro senza parola, gestuale, rituale, fratello di arte povera in cerca di mistero primitivista, alla Grotowski.

Io i occupo del mistero della persuasione pubblicitaria. Ad esso alterno documentari di indagine economica e sociale in America Latina e Medio Oriente”.


Webmaster:

Così il nostro dal ‘69 al ‘77 se ne va in giro a fare questi documentari in America e Asia, USA, Giamaica, Sri Lanka, South Africa.

Argomento politico, economico, etnologico, sociale.


Nel ’70, la serie in 5 puntate, di 50 minuti l’una: “Brasile, lunga marcia verso il sottosviluppo”, indagine sui meccanismi del sottosviluppo e dell’imperialismo economico. (clicca per visionare il film)


Il film è premiato ai Festival di Nyon, Manheim, San Sebastiano, Algeri, Festival delle Nazioni. acquistato dalla Rai non viene trasmesso per supposti contenuti antiamericani smentiti dalla stessa tv Channel 13 negli USA che lo manda in onda con commenti in diretta di giornalisti e specialisti del settore.

Dal ‘75 all’’80, ancora servizi giornalistici, radiofonici su musica e costume in America, per Rai Tv, Prima e Seconda rete.


Nel ‘75-‘76 scrive l’opera rock “ Labyrinthus” (clicca per ascoltare l'opera rock di Damiani) Edizioni Chappel.

Il primo musical italiano è registrato e pubblicato in Italia in doppio volume, 33 giri, dalla Polygram. 


In anticipo sull’attualità contemporanea, racconta di un immigrato dal terzo mondo alla Metropoli del mondo sviluppato e ne segue peripezie e scalata sociale.


Nel ’76,’77 è autore di canzoni disco-dance (clicca per ascoltare la Disco di Damiani) registrate a Monaco e Los Angeles, presso lo storico Cherokee Studio e il Burbank Studio, dove incontra gente come i Beach Boys, i Chicago, Rod Strewart, Blondie, e gente del calibro mentre lavora con gli arrangiatori John Serry Junior e David Campbell, il tutto per Baby Records e altri.


Segue un periodo di vagabondaggio (e di studio, dice lui) in cui scompare in Messico e America Latina”.


Cybernauta: “Ma non ce ne siamo liberati, no? Non si perde dietro qualche stregone alla don Juan?”


Webmaster:  Lui ritorna. Come nei peggiori B movies.

Tra il ‘78 e l’82, dopo ricerche di etnopsichiatria, lo troviamo a Parigi dove compie la sua formazione come psicoanalista.

Intanto lavora a sceneggiature cinematografiche, ed è ghost writer per fiction e biografie.

Dall’84, inizia l’attività di psicoanalista a cui affianca quella di promotore culturale, ideatore e organizzatore di convegni per società ed enti pubblici con il patrocinio del Consiglio d’Europa.

Nell’85 fonda la società Pragma che promuove convegni, seminari, conferenze, dibattiti in Italia e in Europa e ne pubblica gli Atti”.

 

Cybernauta: “Troppe cose, no?”


Webmaster: “Lui sostiene che c’è una logica nella sua follia. Che ci sono nessi in questa polimorficità.

Che teatro,  cinema, altri media, ricerca e clinica psicoanalitica, viaggi documentaristico etnologico-politici, dibattiti e confronto con Pragma fanno parte di un’unico percorso…

Ma ecco un altro biglietto. È suo. Lo leggo:


G.D.

"Il progetto PRAGMA è impresa culturale liberalmente autofinanziantesi  e assolutamente non al servizio di ideologie o chiese.

NON PAGAT0, SPONSORIZZATO, FINANZIATO, ma confronto interdisciplinare, scuola, seminario, atelier scientifico e artistico, non scioccamente gratuito.

Con i Pragma, per sei anni metto a confronto pensatori internazionali su temi di grande urgenza come ideologia, religione, metodologia, arte, scienza, epistemologia, matematica, estetica, psicoanalisi…

L’iniziativa parte nell’’86 con 50 incontri su “Ebraismo, cristianesimo, gnosticismo” presso la Biblioteca Ambrosiana di Milano e pianifica una ricerca che, attraverso i relatori Luigi Moraldi, studioso dei manoscritti di Nag Hammadi, e il rabbino capo di Milano, Laras, arriva a interrogarsi su arte, scienza, politica, filosofia, epistemologia nel corso di ben dieci anni...

Il progetto PRAGMA si allarga con la pubblicazione dei testi prodotti, con l’apertura di Acta, galleria destinata a ospitare performances e arte concettuale. L’iniziativa coniuga cultura e impresa. Non macchina cattura sponsorizzazioni ma strumento rivolto a fruitori in grado di investire su se stessi, fuori dall’offerta padrinale di partiti ed enti amministrativi in cerca di consenso e mostrine culturali.

Nel ‘92  il panorama dell’offerta “culturale” si fa confuso e complesso di imitazioni.

PRAGMA dovrebbe trasformarsi in vera e propria Università con il suo specifico taglio disciplinare, farsi scuola postuniversitaria convenzionata o confrontarsi con l’offerta ”gratuita” proliferata sul suo esempio, finanziata da Comuni, Regioni, Ministeri, Industrie parastatali o private, sponsor di vario genere, ma cosa comporterebbe a livello di privazione di libertà e di altre infinite cose da fare?.

Dopo il grande Convegno “STRATEGIE DELLA FOLLIA” – una rilettura del celebre testo erasmiano “Elogio della follia” commissionato dalla società Pubblitalia di Berlusconi, che vede fra i relatori, Alvin Toffler, Jean Starobinski, Emanuele Severino, Carlo Sini, Johann Galtung e larga partecipazione di pubblico e critica – mi è chiara la subalternità del meccanismo culturale al tecnicismo amministrativo politicizzato e decido di chiudere l’esperienza.

Ciao! Mi dedico ai viaggi e al lavoro di scrittura. La mia, cari.